La Nostra Storia

LA NOSTRA STORIA

Il piccolo borgo del Caprile per la sua posizione e le case in pietra e’ considerato il piu’ caratteristico nel massiccio del Catria.

Parte della struttura del B&B Torre Ammonite e’ una tipica “Casa-Torre” e risale a circa 300 anni fa’. Ovunque la casa-torre sembra essere stata l’avamposto urbano di colonizzazione e di DIfesa; protagonista del disboscamento e della bonifica delle terre, un’architettura a meta’ strada fra quella militare e quella rurale. In tanti borghi rurali e’ stata il fulcro attorno al quale si sono aggregati poi altri volumi.

Infatti se e’ vero, come dice Desplanques, che in periodo medioevale, nella nostra zona non esistevano dimore sparse, al di fuori delle citta’, dei castelli, dei borghi tranne qualche casa-torre, che orIgine hanno queste architetture? Da chi VENIVANO usate? A che scopo? Quale relazione esiste tra l’architettura castellana, le case-torri e le colombaie?

L’altezza quale elemento principale della tipologia permetteva di svettare al di sopra della vegetazione circostante ( molte zone andavano prima disboscate, poi dissodate), di controllare valli e percorsi, di segnalare eventuali presenze, di rifugiarsi poi ai piani superiori e/o di accumularvi i prodotti.

Era garanzia di sicurezza dagli uomini oltre che dagli animali e risolveva anche qualche problema igienico. Si costruivano torri di difesa laddove la villa o la civitas non offrivano, per la loro distanza, sicurezza dalle ricorrenti insidie.

Con il tempo la casa-torre perde la originaria funzione di difesa, e viene utilizzata per la diffusione dell’allevamento domestico dei colombi e l’impiego del loro sterco come fertilizzante.

Non a caso le palombare si diffondono in gran numero a partire dal XVI secolo o come riuso e reintegrazione delle antiche case-torri, o come corpo emergente delle nuove costruzioni mezzadrili a segnare una nuova fase nella concezione della politica agraria e dello sfruttamento dei suoli.

LA TIPOLOGIA

Pianta quadrata, a volte leggermente rettangolare, realizzata in terreni di pendio, rivolta verso il sud e con una costante dimensionale che si aggira sui sei metri di lato.

È organizzata su tre piani, raramente quattro, con un solo vano per piano. Il primo a piano terra funge da ricovero per attrezzi o stalla per il bestiame, il secondo da residenza, l’ultimo a magazzino o colombaia.

L’ubicazione sul terreno determina anche la posizione dell’accesso all’edificio: infatti qualora esso si trovi su un pendio, l’ingresso al piano intermedio sfrutta l’inclinazione naturale ed è collocato sul lato opposto a quello del piano terra.

In questo caso i due vani sono isolati e la comunicazione avviene dall’esterno, permettendo l’eliminazione della scala interna con conseguente diminuzione dell’onere economico e migliore sfruttamento dello spazio. 

STORIA E RICORDI

Le case degli abitanti del Caprile sono molto vecchie, risalenti ai secoli XVI-XVIII, (1700/1800) costruite con pietra calcarea conciata e lavorata.

I tetti delle case erano sostenuti da travi e pasine’ (tavole di legno) coperti da lastre e coppi.

Di fronte all’entrata solitamente c’era una tettoia sotto la quale veniva riposta la legna per l’inverno, trecce di granoturco, aglio, cipolla. Vi trovavano posto anche dei fili, i ‘cordini’ per stendere i panni quando fuori pioveva. Alcune case erano dotate di forno proprio, collocato anche esso a lato dell’entrata.

Saldamente attaccati ai muri esterni c’erano degli anelli di ferro a cui si legavano le bestie quando dovevano essere ferrate, curate o semplicemente per riposare.

Le porte erano di legno, munite di batocchi di ferro; sul lato interno erano applicati due ganci a cui venivano attaccati due bracci di ferro fissati al muro che servivano ad impedire che la porta fosse forzata dall’esterno; c’era inoltre anche un “catorcio’, che aveva la stessa funzione.

La cucina era una stanza abbastanza grande con il pavimento di mattoni di colore marrone-rosso o di tavole. Spesso c’era un ‘batuscio’ o botola che serviva per scendere attraverso una scala fino alla stalla.

La cosa più bella era il camino, con una grande cappa e una mensola.

Le donne cucivano un paracamino che serviva per non fare uscire il fumo e lo attaccavano alla cappa con dei chiodini, cucivano anche una frappa da attaccare alla mensola. Si appoggiavano vari oggetti: il ‘pistasale’, il portasale, il macinapepe, il paracamino che la frappa erano della stessa stoffa. Sopra la mensola il portapepe, il macinino per il caffè, la zuccheriera, la lucerna ad olio, la “centilena’ o acetilene a carburo, varie candele e fiammiferi.

Il camino a volte era provvisto di due buchette laterali, coperte anch’esse della stessa stoffa del paracamino, nelle quali venivano messi svariati oggetti.

Sotto la cappa si vedeva la catena con il gancio a cui veniva attaccato il caldaio di rame. 

A lato del camino c’era il cantone della legna dove la sera prima se ne preparava un bel mucchio con fascine che dovevano essere pronte il mattino per accendere il fuoco appena ci si alzava dal letto.

I cibi si cuocevano in tegami perlopiù di coccio che si mettevano sopra treppiedi, graticole o addirittura tra la cenere ed i carboni.

L’aiuola era molto spaziosa e permetteva a diverse persone di stare sedute intorno al fuoco.

Spesso nei muri delle case venivano ricavati degli spazi adibiti a credenze ed orciaie ed erano coperti da tende della stessa stoffa del paracamino; nelle prime venivano riposti piatti, tegami, bicchieri; nelle seconde gli orci con cui si andava a prendere l’acqua alla fonte.

Di solito erano le donne che svolgevano questo compito e riportavano a casa gli orci appoggiandoli sui fianchi.

Poichè in tutte le case mancava l’acqua, non esistevano nè i lavandini né i servizi igienici.

Un mobile molto importante della cucina era la ‘mattra’ o madia, sotto il cui coperchio c’era la spianatoia dove veniva fatta la pasta e la sfoglia per i tagliolini, le tagliatelle, le cicerchiette e dove venivano messi e impastati la farina, il  lievito per fare il pane e le cresce.

Sul davanti, aprendo uno sportellino, si vedeva un rasagnuolo’, un raschietto di ferro o ‘radmattra’, una scopetta. Nei cassetti laterali si tenevano le posate e gli asciugamani. Aprendo i due sportelli sulla sinistra si vedeva zucchero, farina e olio.

A dei ganci che pendevano dal soffitto della cucina venivano appesi prosciutti, salsicce, ‘schinelle’, lombetti, pancette, gote.

Ad altri ganci sui muri venivano attaccati tegami di rame, stacce’ setacciare la farina ed altri oggetti.

In un angolo, di solito in alto, veniva sistemata l’immagine della Madonna o di un santo; qualche volta, attaccato alla porta, si poteva vedere un ferro di cavallo che aveva il compito di portare fortuna agli abitanti della casa.

Alcune famiglie avevano in cucina anche il letto per dormire. Di solito le stanze da letto avevano soffitti molto bassi e tra le travi e le pasine’ venivano giù la neve e l’acqua ed allora si cercava di chiudere le fessure con stracci, carte e tutto quello che capitava.

Qualcuno appendeva anche un lenzuolo un po’ rotto da una trave all’altra in direzione del letto, per proteggere il sonno. Le finestre erano piccole e davano poca luce alle stanze.

Nelle soffitte si mettevano mele, patate, grano; a dei bastoni attaccati al tetto si appendevano i grappoli d’uva più belli: tutti questi beni ed altri servivano alle famiglie per affrontare l’inverno.

Nella camera c’era un letto di ferro o di lamiera lavorata; il ‘paiaccio’, o materasso, era costituito da un sacco di tela pieno di foglie di granoturco o di crine, munito di un’apertura laterale attraverso la quale era possibile infilare una mano e smuovere l’imbottitura per mantenerla costantemente soffice.

L’armadio, il comò, il baule, spesso erano di legno, servivano per riporre i pochi vestiti, le tele e altra biancheria.

In un angolo si poteva vedere quasi sempre un lavabile’ (lavabo) che poteva essere tutto di ferro oppure avere due piani di marmo; entrambi avevano il porta brocca, il porta catino, il portasciugamani, lo specchio.

Ai lati del letto erano sistemati due comodini, dove spesso trovava posto l’urinale o pitale, che serviva per i bisogni durante la notte, mentre di giorno si andava fuori all’aperto.

Solitamente sotto la cucina e le camere era situata la stalla, suddivisa da divisori di legno e tavole per poter tenere separate le pecore, le capre, le mucche, gli agnellini, i capretti, i conigli ed altri animali domestici.

Il pollaio di solito era rialzato come era rialzato il luogo dove facevano il nido le galline. 

Il porcile, ben diviso dal resto, era costruito con grosse tavole; il bregno in cui mangiava il maiale era di pietra o di cemento, invece le greppie dove mangiavano tutte le

altre bestie erano di legno.

All’interno della stalla si vedeva un baldacchino in cui veniva posto del fieno da dare alle bestie nei giorni freddi, quando era impossibile andare a prenderlo nei pagliai ricoperti di neve. Nel lato più fresco della casa si trovava la cantina dove veniva riposto il vino e gli utensili necessari per farlo.

Poco distante dall’abitazione alcuni avevano dei ‘capannelli’ con recinti, ossia delle piccole costruzioni in pietra dove vivevano maiali e galline; più DISTANTI c’erano le mandrie, che erano dei recinti realizzati con siepi, fratte e cancelli di legno dentro le quali si facevano dormire le pecore in estate.

Dopo il 1965 è stata portata la corrente elettrica nelle case. Prima le abitazioni erano illuminate da lampade a petrolio, acetilene a carburo, candele; fuori si usavano le lampadine a pila o dei tizzoni di fuoco ben accesi.

Quando sono state realizzate le condutture per l’acqua corrente nelle abitazioni, quasi tutti hanno fatto il lavandino nella cucina; i servizi igienici sono stati fatti un po’ più tardi e in poche case, solo negli ultimi quindici anni sono stati fatti in tutte.

Il telefono è stato portato dopo il 1970 e per molti anni c’era soltanto nello spaccio, ora c’è in tutte le abitazioni. Anche la prima televisione è stata comperata in ritardo  rispetto agli altri paesi.